AMBIENTE. NIETZSCHE E IL GRETA-STYLE - quando la terra diventa altare e il clima un dispositivo di potere che crea gregge

AMBIENTE. NIETZSCHE E IL GRETA-STYLE - quando la terra diventa altare e il clima un dispositivo di potere che crea gregge

In Nietzsche la natura resta un fatto duro: forze che urtano, crescono, consumano, mutano. Nessuna mano paterna, nessun “fine” scritto dietro le cose. Valori e scopi arrivano dopo, come interpretazioni. Quando l’uomo appiccica alla natura un senso morale, costruisce una coperta: ci si avvolge per reggere l’ansia, poi si usa quella coperta come bandiera e come frusta. La natura come dinamica, l’uomo come tribunale: questa è la faglia.

Questo taglio ha un ancoraggio preciso. In Genealogia della morale Nietzsche descrive l’ideale ascetico come tecnologia di governo: dolore convertito in disciplina, disciplina convertita in superiorità. In Così parlò Zarathustra la parola d’ordine “fedeltà alla terra” serve a smontare i predicatori che svalutano il qui per farci respirare dentro una promessa. In Crepuscolo degli idoli la morale viene ridotta a prodotto umano, sintomo e strumento, non legge dell’universo. In La gaia scienza l’idea di verità smette di essere pulpito: diventa costo, prova, rischio. Con questo arsenale Nietzsche annusa il sacerdote anche quando non porta tonaca: lo riconosce dal bisogno di trasformare un vincolo fisico in un comando morale.

L’ambientalismo, per Nietzsche, è una pista scivolosa. Può restare un discorso di vincoli e scelte, oppure può diventare una liturgia. Il secondo caso lo attira come bersaglio, perché fa quello che la vecchia morale sa fare meglio: costruisce identità, distribuisce purezze, inventa un linguaggio di assoluzione e condanna senza dichiararlo.

La terra diventa un oggetto sacralizzato e, quando qualcosa viene sacralizzato, entra sempre in scena un clero.

Con Greta Thunberg il bersaglio non sono i numeri: è la forma. Nietzsche tratterebbe i dati come materiale da maneggiare; colpirebbe il dispositivo retorico. Il Greta-style, nella sua versione più influente, ha un nucleo performativo: l’urgenza che si fa giudizio, il giudizio che si fa potere. E lo schema “funziona” proprio perché parla a una società stanca: le regala un ruolo, un nemico, una purezza.

Cinque tratti “nietzscheani” applicati al Greta-style mostrano il meccanismo: profeziatribunalepurezzaoracolo scientificopenitenza. La profezia evoca il futuro come minaccia totale: il tempo diventa cappio, il presente perde spessore; il discorso non informa, mobilita, comprimendo il ragionamento e premiando la postura. Il tribunale regge sul “voi”: voi avete rubato, voi avete tradito, voi siete responsabili; il mondo si divide in accusatori e accusati, e l’accusa diventa identità. La purezza traduce il complesso in segnale: pulito/sporco, virtuoso/impuro. L’oracolo scientifico usa “la scienza dice” come sigillo: la politica resta chiusa dove dovrebbe aprirsi, su strumenti, sequenze, costi, distribuzione dei sacrifici. La penitenza trasforma la rinuncia in moneta morale: mortificazione come prova pubblica, espiazione al posto della scelta.

Il Greta-style tende a produrre fede e reazione,
non governo delle leve

L’obiezione più ovvia merita un taglio netto: “Greta scuote, costringe i governi, mette l’emergenza al centro, chiede politiche”. Vero: c’è efficacia comunicativa, c’è pressione, c’è visibilità. Nietzsche non la negherebbe. La domanda, però, riguarda l’effetto strutturale del dispositivo: quale tipo umano produce e quale politica rende possibile? Il Greta-style tende a produrre fede e reazione, non governo delle leve. Dentro questa grammatica, la denuncia trasforma il dissenso tecnico e sociale in dissenso morale: l’avversario diventa impuro, l’argomento sospetto, la complessità un alibi. In quel clima la politica smette di scegliere; recita. Accoglie a parole, rinvia sulle leve. E il copione si ripete: Greta nel ruolo di paladina morale; i vertici globali in quello dei fustigati che promettono riparazione e poi, puntualmente, non la consegnano.

La transizione ecologica è una catena di trade-off — scambi inevitabili: migliori una cosa, ne paghi un’altra — che il Greta-style tende a eludere, perché i trade-off sporcano la purezza. Energia significa reti, accumuli, autorizzazioni, filiere, conflitti territoriali: qui si decide, qui si scontenta qualcuno. Nucleare significa tempi lunghi, rischio percepito, scorie, consenso: tema che spacca e non si lascia ridurre a slogan. Prezzi significa bollette, industria, lavoro, redistribuzione: tema che costringe a dire chi paga e quanto. È qui che l’accusa mostra il limite: scalda la piazza, non scioglie i nodi.

Il punto, per Nietzsche, è sempre lo stesso: la morale travestita da natura crea gregge.

Il gregge ama le parole-chiave e odia i conti. Ama la profezia perché semplifica. Ama la purezza perché assolve. Ama la penitenza perché dà una gratificazione immediata: sentirsi “dalla parte giusta” senza entrare nel pantano degli strumenti. Il problema ecologico, invece, resta un problema di materia, infrastrutture, tempi, rischi, costi e conflitti. La terra non ascolta i nostri riti.

Quindi sì: Nietzsche vedrebbe nel Greta-style una forma contemporanea di sacerdozio. Un sacerdozio che usa la paura come collante, la vergogna come guinzaglio, la purezza come distintivo. La posta in gioco non è la sensibilità ecologica; è il tipo di politica che quel linguaggio rende possibile. E la risposta è secca: la terra come vincolo impone scelte; la terra come culto produce solo posture. La profezia produce calore morale, non strumenti. La penitenza produce identità, non energia.

— Eraclito di Rialto