ELOGIO DEL TRADITORE - un libro di Christian Petr

ELOGIO DEL TRADITORE - un libro di Christian Petr

Mentre Salvini e il Generale Vannacci si scambiavano vicendevolmente l’accusa di essere un traditore, mi è venuto alla memoria un agile libretto edito da Castelvecchi Elogio del traditore scritto dalla penna corrosiva di Christian Petr. L’ho ripreso in mano per rileggerlo, dopo averlo letto molto tempo fa. Chissà se i due aspiranti traditori lo conoscono. Sarebbe cosa auspicabile.

È un libro che si condensa in poche parole. L’intera opera è una scarna trattazione di poco più di 50 paginette e si legge in meno di due ore.

Un incanto, almeno se si crede che la forma breve e aforismatica sia quella che meglio si adatta alla riflessione e se si condivide ciò che Gomez Davila sosteneva: «tra poche parole è più difficile nascondersi, come tra pochi alberi».

«Il traditore ama il coltello.
Non lo stringe mai fra i denti.
Lo tiene in mano, con fermezza»

Dice l’autore «c’è uno strumento che il traditore detesta, la pialla, perché l’odioso oggetto, inorgoglito da un ideale di uniformità, serve solo ad appianare le differenze, eliminare le asperità e limare quella lingua di legno che impedisce al singolare, all’unico di farsi ascoltare. Il traditore invece ama il coltello. Non lo stringe mai fra i denti. Lo tiene in mano, con fermezza, per separare ogni grano di riso dal mucchio e rivelarne i particolari».

Il traditore, almeno quella categoria di cui parla il libro, usa il bisturi, scarnifica l’osso, per questo ha bisogno di poche parole ma acuminate. Le utilizza come un perito di settore, per fare affiorare tutte le inconcludenze e le viltà che il pensiero nasconde.

Prima di tutto le sue, perché deve essere pronto a tagliar via ciò che nella sua mente si attorciglia come un serpente soffocante che impedisce la visione. L’autore, dopo aver circoscritto i termini della faccenda escludendo tutta una serie di soggetti catalogabili come traditori(ma di carattere meschino), avvia le sue considerazioni su quei traditori che io definisco eroici.

Giuda, il traditore per antonomasia, che ad un certo punto perde la pazienza. Il gruppo dei seguaci di Gesù, di cui lo stesso Giuda è un leader, manca di finanze, morde il freno, chiede azione. È in questo contesto che matura il tradimento di Giuda: se si vuole realizzare qualcosa bisogna annullare la linea di Gesù, consegnarlo ai suoi avversari per avere mani libere per operare. Questa interpretazione trova la sua migliore rappresentazione nel film musicale Jesus Christ Superstar. Giuda tradisce un Cristo che si è perso nel suo percorso ultraterreno, tradisce un uomo (non ne riconosce la divinità) che si è allontanato da una via puramente terrena.

«Giuda tradì il traditore Gesù»

È Gesù il primo traditore, ha tradito il percorso tutto umano ed immanente di Giuda. Ed è proprio questo il grande peccato necessario di Giuda, non aver capito che esiste al di là del mondo sensibile un mondo ultraterreno a cui sacrificare tutto, anche se stessi. Giuda tradisce se stesso (il suo corpo e la sua umanità penderanno dal ramo di un albero) tradendo Gesù. Gesù, tradendo il suo percorso umano, tradisce Giuda e sceglie di morire (un suicidio per interposta persona, il suo). Concetto che ritrovo anche nel sapido, lapidario e incisivo, saggio di Miro Renzaglia Erro ergo sum «Giuda tradì il traditore Gesù. Ma il primo fu pagato per tradire e il secondo pagò con la vita la sua infedeltà alla tradizione. La differenza di giudizio del loro tradimento presso il tribunale dei popoli è tutta qui: esecrato il primo, altari per l’altro. Ma fu Gesù a servirsi di Giuda per donarsi all’immortalità. Lui sapeva che l’altro lo avrebbe tradito e non fece nulla per salvarlo dall’abominio che lo bollerà nei secoli dei secoli. Giuda sbagliò, ma fu Gesù a lasciarlo cadere nell’errore. L’implicita richiesta di complicità del figlio di Dio al povero Giuda dovrebbe valere l’inversione della sentenza o, almeno, l’assoluzione per entrambi».

A ben pensarci siamo tutti dei traditori ed ogni nostra azione è un tradimento. Motore interno dell’incessante volontà dell’uomo che cerca una via. Non è forse un traditore l’Inattuale, che sceglie di tradire la contemporaneità per riscoprire una tradizione passata (Il reazionario), oppure sceglie di spingersi oltre la sua epoca per affermare un mondo che intravede (il precursore)? E non è forse il contemporaneo anch’esso un traditore perché sceglie di tradire, in ossequio alla sua epoca, il passato (che al massimo contempla come un ricordo) ed il futuro (che al massimo sogna come una visione onirica)?

Qualsiasi passo in avanti o indietro è tradimento, così come il restare fermi. La cosa fondamentale non è tanto il tradire, ma che il nostro scontato tradimento sia proficuo, forgiatore di conoscenza.

«Il traditore è sicuro
che il rispetto dell’Uomo
non presuppone alcuna fedeltà»

In questo modo il traditore trova spazio tra i benefattori del genere umano. Senza mai cercare un consenso, un’adesione. «L’adesione è un ideale da mollusco. Il traditore non aderisce. Fra sé ed il mondo, fra sé e il pensiero dei suoi nemici, fra sé ed il pensiero dei suoi amici, da sempre lascia intercorrere una distanza. Irriverente, il traditore è sicuro che il rispetto dell’Uomo non presuppone alcuna fedeltà a una classe, a un partito, o a una linea politica, ma richiede una critica costante della tirannia dell’abitudine, della sottomissione al costume. Il traditore è un provocatore necessario. Agita il bastone del dubbio, risveglia il desiderio di rovistare nelle verità nascoste, nelle affermazioni indiscutibili. Manca in ognuno di noi. Su tutto ciò che osserva depone con le sue labbra un bacio velenoso».

Per cui non posso augurarvi che due cose: leggete questo succoso libello. Ma soprattutto: con il vostro bacio velenoso, tradite, tradite qualcosa di buono resterà!

– Mario Grossi

Scheda libro

TitoloElogio del traditore
Autore: Christian Petr
Editore: Castelvecchi (collana Etcetera)
Anno: 2007 (in alcuni cataloghi risulta 2008)
Pagine: 57
ISBN: 978-88-7615-174-3
Prezzo: € 7,00 (indicativo)
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