LEONARDO DI COSTANZO, IL TEMPO SOSPESO DEL RACCONTO - un libro di Giuliano Compagno
Il volume di Giuliano Compagno lavora in due tempi, pensati come un unico gesto: la Intro costruisce una posizione di sguardo, l’Antologia la espone alla verifica delle voci e dei documenti. L’effetto complessivo somiglia a un montaggio: prima la regia che stabilisce ritmo e fuoco, poi il materiale che allarga la scena. Il nodo tematico che tiene tutto è triplice: istituzione, soglia, tempo. Leonardo Di Costanzo emerge come autore di luoghi in cui la regola decide: a scuola, nel palazzo, nel carcere. La libertà, nei suoi film, coincide con un margine misurabile: il minuto concesso, la porta che si apre, la parola che passa, la procedura che la blocca.
Nelle prime righe della Intro l’autore racconta un episodio preciso: una sera al cinema Tibur, la pioggia, una guida che “indovina” i titoli, e un film scelto lì, sul posto. È l’innesco della lettura: da quel momento la visione prende una direzione e diventa metodo. Il dettaglio personale funziona come strumento critico: mette in chiaro che la lettura nasce da un incontro, da un’educazione dello sguardo, da una pratica del vedere che passa per i corpi e per i luoghi. La scrittura cerca una prossimità controllata: frasi nette, immagini riconoscibili, attenzione alle micro-decisioni che si depositano dentro un film. Quando racconta una pioggia, un panino, una vetrina, la critica smette di spiegare e comincia a mostrare. Da qui si capisce il punto: parlare di Leonardo Di Costanzo significa parlare del modo in cui la realtà diventa scena attraverso il tempo condiviso.
Leonardo Di Costanzo emerge
come autore di luoghi in cui la regola decide:
a scuola, nel palazzo, nel carcere
Nel capitolo dedicato al film A scuola l’istituzione appare come teatro di selezione: chi viene ascoltato, chi resta sul margine, chi impara la postura dell’obbedienza. La camera registra una pedagogia che lavora per categorie e per ruoli, con una violenza quasi gentile, fatta di etichette e di attese. La lettura insiste su un dato decisivo: l’educazione coincide con una distribuzione dello spazio e della parola. L’autorità, in questa prospettiva, vive dentro il linguaggio quotidiano, nelle formule, nei tempi morti, nei silenzi che chiudono la discussione. Il film diventa così la prima stanza di un edificio più grande: la scuola come modello di molte altre stanze.
Nei capitoli dedicati ai film Cadenza d’inganno e L’intervallo il discorso cambia scala: dalla scuola come istituzione alla città come rete. I giovani restano al centro, ma muta il dispositivo che li stringe: la pressione si fa urbana, diffusa, laterale. Lo spazio promette fuga e consegna, nello stesso gesto, una rete di vincoli. Compagno legge questi lavori come esercizi di distanza: stare vicini al reale, mantenere una misura che consenta al volto di restare volto, al gesto di restare gesto: Ramondino come voce di territorio e ascolto, Bullough come strumento per parlare di “distanza psichica” e quindi di responsabilità dello sguardo. Il risultato è chiaro: Di Costanzo porta la finzione a contatto con il documento, e chiede allo spettatore una presenza vigile, capace di reggere la durata della scena e di leggere le pressioni evitando la traduzione immediata in morale o in tesi, e il riflesso di sistemare subito qualcuno tra buoni e cattivi.
Ariaferma rappresenta la maturazione di questa linea: l’istituzione-carcere diventa un organismo che respira male, e proprio per questo mette a nudo i rapporti. Compagno coglie il cuore del film nella politica minuta delle procedure: consegne, turni, mediazioni, corpi che devono coesistere per necessità. Il tempo, qui, è una sostanza: rallenta, ristagna, obbliga. Il conflitto prende la forma di una trattativa continua, dove la responsabilità resta esposta, senza alcuna promessa di riequilibrio finale, perché fa vedere come Di Costanzo lavori sul confine tra regola e vita: la regola crea un ordine, la vita lo consuma dall’interno.
Compagno coglie il cuore del film
nella politica minuta delle procedure: consegne, turni, mediazioni, corpi
che devono coesistere per necessità
La seconda metà della Intro amplia la cornice, spostando l’attenzione verso genealogie e strumenti: Rouch/Varan come scuola della durata e dell’ascolto, Ischia come laboratorio di memoria territoriale, il terremoto come evento che imprime una forma storica ai luoghi e alle comunità. Poi arriva la sezione su Foucault e sulla follia, che funziona da chiave teorica: l’esclusione come dispositivo di discorso, la parola autorizzata come tecnologia di potere. Il passaggio regge perché lega un tema astratto a una costante filmica: chi parla e chi resta senza lingua, chi viene custodito e chi viene respinto, chi attraversa una soglia e chi resta fermo davanti a un cancello.
A questo punto l’Antologia entra in scena con un compito preciso: trasformare la lettura in polifonia. Schede, interventi critici, materiali di contesto e riflessioni d’autore costruiscono una mappa della ricezione e, insieme, un controcanto. I testi migliori sono quelli che restano vicini alle cose: un oggetto, un taglio di luce, una cifra, un rumore, un gesto di mano. In quei passaggi la critica diventa descrizione operativa, e l’idea di cinema come pratica civile prende forma.
Il nesso profondo fra Intro e Antologia sta nella stessa etica del montaggio: una voce imposta le categorie, molte voci le attraversano e le stressano. La Intro propone tre assi forti, l’Antologia li rende verificabili: istituzione come macchina quotidiana, tempo come misura della convivenza, linguaggio come luogo dell’autorizzazione. In questa dialettica il libro trova la sua forma migliore: un discorso che parte da un’esperienza, si apre alla cultura, poi torna ai film con strumenti più duri. Di Costanzo esce dal perimetro del “regista del reale” e diventa un autore che mette in scena la responsabilità delle soglie.
— 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐅𝐨𝐫𝐭𝐞
SCHEDA LIBRO
Titolo: Leonardo Di Costanzo. il tempo sospeso del racconto
Autore: Giuliano Compagno
Copertin: Federico Renzaglia
Editore: Gruppo Editoriale Castel Negrino
Collana: PreTesti
Pagine: 202
Anno: 2023
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Il nodo tematico resta triplice: istituzione, soglia, tempo.
Di Costanzo diventa un autore che mette in scena la responsabilità delle soglie