REFERENDUM. SÌ! NO! NON LO SO! Viaggio al termine delle umane imbecillità

REFERENDUM. SÌ! NO! NON LO SO! Viaggio al termine delle umane imbecillità

«Cavalli, corpi e lance rotte, si tingono di rosso, lamenti di persone che muoiono da sole, senza un Cristo che sia là. Pupille enormi volte al sole, la polvere e la sete, l'affanno della morte lo senti sempre addosso, anche se non saprai perché».

Così comincia "R.I.P." una canzone del Banco del Mutuo Soccorso, la migliore band del progressive nostrano. Così appare al soldato morente il campo di battaglia dopo gli scontri sanguinosi: un groviglio di corpi insanguinati, lamenti, ossa spezzate. Così doveva essere il campo di battaglia a Campaldino dove guelfi e ghibellini si scontrarono ferocemente.

Per il Papa o per l’Imperatore
l’un contro l’altro armati

Un tempo la guerra e la lotta politica erano una cosa seria. Tra i guelfi si formarono due fazioni bianchi e neri. Tanto a dimostrare che l’atomo non era certo la particella indivisibile che pensavamo. Ne sono passati di secoli ma le parti sono rimaste inalterate. In ogni campo e in ogni epoca: socialisti riformisti contro massimalisti, stalinisti contro trotzkisti, fascisti contro comunisti. Sempre e solo due fazioni. Un manicheismo cercato e trovato che non accenna a diminuire. L’unica differenza col passato è che oggi tutto è diventato comico, grottesco.

La campagna per il referendum per la riforma della Magistratura è lanciata e già si è toccato il fondo. Mi sto sbellicando dalle risate. È notizia di ieri che il PD ha lanciato la sua campagna per il "No" con un filmato che ritrae un gruppo di Casapound che saluta romanamente in una delle ricorrenti manifestazioni per ricordare i morti della strage di Acca Larenzia con una scritta sovrapposta: «Loro votano Sì. Vota No per difendere la Costituzione» accompagnandolo con un post: «Non è un caso che un’organizzazione neofascista sia scesa in campo a favore della riforma del governo Meloni». Destando le ire dei non pochi riformisti, come la Picierno, che albergano da quelle parti e che dichiarano di votare "Sì".

Un attestato di pura imbecillità
cui immediatamente si è risposto
con altrettanta idiozia.

Fratelli d’Italia ha visto bene di rilanciare un video degli scontri di Torino, che hanno visto impegnati quelli di Askatasuna, con una scritta «Se non sei come loro, vota Sì».

Pare di capire che, per queste menti eccelse, il tutto andrebbe risolto come uno scontro tra Casapound e i suoi seguaci, che votano "Sì", e Askatasuna e i suoi fiancheggiatori, che votano "No".

Insomma anche qui impera il Manicheismo, che, ricordo, nel tentativo di risolvere il problema del Male nel mondo, ha ingarbugliato le cose non poco. Il tratto comune è la trasformazione di una contesa intellettuale e politica in una rissa da strada in cui i coltelli sono sostituiti dai nasi rossi di gomma dei pagliacci. Una rappresentazione in linea con il momento, visto che si è aperto il carnevale dove, è noto a tutti, «ogni scherzo vale».

Continua così il ballo sul Titanic: gente ebbra, esaltata dall’alcool, con i sensi alterati che si rivolge ad un elettorato sobrio sempre più divertito nell’assistere a questa farsa ma che non ha nessuna intenzione di pagare un biglietto per una commedia da quattro soldi. E così non andrà a votare anche questa volta.

Io, che mi ero fatto prestare da un mio amico dei tomi di Diritto Costituzionale e mi apprestavo a leggerli per poi farmi un’idea, ormai sono dibattuto dal dilemma: ma io sono di Casapound o di Askatasuna?

Chiederò consiglio a Totti. Ma i romanisti votano Sì o votano No? E i laziali?

– Mario Grossi