ZDANOV NELLA NUVOLA - Patenti antifasciste, libertari da operetta e censura con il sorriso democratico

ZDANOV NELLA NUVOLA - Patenti antifasciste, libertari da operetta e censura con il sorriso democratico

A Più libri più liberi hanno trovato la soluzione definitiva alla crisi della cultura italiana: il modulo antifascista. L’editore arriva con il catalogo, lo stand, i libri, le fatture, forse anche un’idea di mondo. Tutto inutile, se manca la dichiarazione giusta. Si entra alla Nuvola con la coscienza vidimata. Antifascista, antifascista rafforzato, antifascista con marca da bollo. Mancano solo il numerino e l’impiegato che controlla il grado di purezza democratica allo sportello.

Il fascismo,
finalmente,
sconfitto da un pdf

Dopo le polemiche sulla presenza di una casa editrice di destra radicale, gli organizzatori hanno pensato di affrontare il problema con un allegato. L’editore firma di riconoscersi nei valori antifascisti della Costituzione e la fiera si sente più pulita. Una passata di candeggina morale sugli stand, un po’ di igiene progressista sulle coscienze, e tutti a casa soddisfatti: il fascismo, finalmente, sconfitto da un pdf.

Io sono di sinistra. Lo sono senza chiedere permesso a una fiera, a un comitato, a un direttore artistico, a un funzionario dell’anima. Conosco bene le genealogie della destra radicale italiana, le sue parole, le sue mitologie, le sue storie. Le conosco abbastanza da non aver bisogno di un modulo per sapere cosa penso. E allora? Ho scritto e discusso anche in spazi lontani dalla mia storia politica. Nessuno, lì, mi ha mai chiesto abiure. Nessuno mi ha mai chiesto di firmare patentini fascisti, parafascisti, identitari o camerateschi. Mi hanno lasciata libera di dire ciò che penso. Dalla mia parte, invece, vedo gente che pretende di distribuire patenti di libertà come bollini da supermercato morale. L’antifascismo è una storia tragica: corpi, galere, esili, clandestinità, montagne, fabbriche, paura, sangue. Ridurlo a una firma preventiva significa svuotarlo. Significa prendere una parola pesante e trasformarla in un cartellino d’ingresso.

Niente Ministero
della Cultura Popolare:
hanno il comitato etico
in formato fiera

Questi censori da sportello fanno ridere prima ancora di fare paura. Sognano un ingresso sorvegliato, una lista degli ammessi, una cultura con il lasciapassare in tasca. Niente olio di ricino: hanno il pdf. Niente confino: hanno la casella da barrare. Niente Ministero della Cultura Popolare: hanno il comitato etico in formato fiera. La vecchia censura fascista faceva paura. Questa sua imitazione tardiva, con il sorriso democratico e il regolamento in mano, fa ridere e fa pena.

Il punto più comico è il nome della fiera: Più libri più liberi. Benissimo. Più libri, purché conformi. Più liberi, purché autorizzati. Più pluralismo, purché dentro il recinto disegnato da chi si considera proprietario morale della democrazia. Il libro, però, è materia sporca. Porta dentro idee sgradevoli, errori, fanatismi, rovine, tentazioni. Una fiera del libro dovrebbe reggere il conflitto. Qui si preferisce sanificarlo.

Una certa sinistra culturale ha perso il gusto della lotta e ha conservato il riflesso del divieto. Quando fatica a convincere, seleziona. Quando perde presa pubblica, alza il filtro d’ingresso. Quando non riesce più a produrre egemonia, si accontenta dell’amministrazione. Ha sostituito la piazza con la segreteria, la critica con il protocollo, Gramsci con il badge.

La parola si combatte
con altra parola.
La libertà non si amministra
con un modulo

Il nome giusto torna da solo: Zdanov. In formato bonsai, certo. Con buffet, comunicato stampa e sorriso istituzionale. Ma lo spirito del commissario culturale resta lì: il libro deve certificare la propria igiene politica, l’editore deve dichiarare fedeltà alla linea, la cultura deve diventare apparato di controllo. Hanno miniaturizzato il dogma. Lo hanno reso educato, festivaliero, compatibile con l’aperitivo. Dogma resta.

La cultura democratica si difende esponendosi. Questo catalogo è reazionario. Questa genealogia è nostalgica. Questa mitologia politica è tossica. Bisogna dirlo, firmarlo, argomentarlo, portarlo nello scontro pubblico. La critica chiede voce, faccia, responsabilità. Il modulo chiede solo obbedienza.

Io sto a sinistra. Per questo, davanti ai piccoli funzionari della purezza, tengo la porta aperta e la voce alta. Il libro si affronta. La parola si combatte con altra parola. La libertà non si amministra con un modulo. Chi ha bisogno del patentino per dirsi antifascista ha già perso il senso della parola.

Aristea




La libertà non si amministra con un modulo.