IL DIAVOLO E LA CODA - un libro di Walter Jeder
Walter Jeder Pancini costruisce Il Diavolo e la coda attorno a una famiglia che diventa archivio vivente del Novecento. I Bonino portano dentro casa la provincia contadina, l’urto della modernità, il fascismo, la guerra, il dopoguerra, le fedeltà conservate e le parole rimaste a lungo in sospeso. Il libro nasce da questa materia familiare e la tratta come una memoria ancora attiva, consegnata ai discendenti attraverso racconti, carte, fotografie, frasi ascoltate e comprese solo molto tempo dopo.
Il libro nasce da materia
familiare e la tratta come
memoria ancora attiva
Pasquale Bonino, detto Pasqualino fin da bambino, nasce nel 1891 a Rocchetta, in un’Italia giovane e ancora contadina, dove credenze arcaiche e scarni segni di modernità convivono senza pacificarsi. A Savona il suo orizzonte si allarga davanti alla città portuale e alla ferrovia; nel 1906, anche il passaggio nel circo di Buffalo Bill appartiene a questa prima uscita dal perimetro del paese. L’avventura immaginata incontra subito il suo rovescio concreto: lavoro, fatica, disciplina. Più che una rivelazione del secolo, è una prima incrinatura dell’incanto.
Il titolo viene da una radice popolare precisa. “Il diavolo ci ha messo la coda” è la formula con cui si nomina ciò che manda fuori asse una vita, un progetto, una stagione familiare. Nel libro quella frase diventa una regola di lettura: gli eventi non si chiudono nel momento in cui accadono, continuano a produrre conseguenze, deviazioni, ritorni. La coda è il tempo lungo dell’imprevisto.
Gli eventi non si chiudono
nel momento in cui accadono,
continuano a produrre
conseguenze, deviazioni, ritorni
Il libro guarda il Novecento dalla parte sconfitta della Seconda guerra mondiale: quella fascista. Pasquale e la memoria familiare dei Bonino appartengono a quella riva politica, poi travolta dalla caduta del regime e dal dopoguerra. La conseguenza è una lunga esposizione alla condanna pubblica, al sospetto, al silenzio, alla necessità di conservare in famiglia ciò che fuori dalla famiglia diventava materia di accusa o rimozione. Il fascismo diventa anche memoria concreta degli uomini che ne attraversarono la caduta.
Da quella posizione nasce il metodo narrativo del libro. La scelta di parte non resta dichiarazione preliminare: ordina il campo visivo, decide quali figure avvicinare, quali silenzi ascoltare, quale peso assegnare alle versioni domestiche. Il racconto non guarda i fatti dall’alto: li attraversa dalla parte dei Bonino, dalla memoria dei fascisti sconfitti, dalle parole rimaste in casa dopo il 1945. Il racconto non cerca una storia pacificata; segue una prospettiva ereditata e ne accetta il limite come forma È come conseguenza doverosa.
Una vicenda umana non
coincide mai del tutto con
la sentenza che la riassume
La prosa conserva la provenienza orale dei materiali. Il dialetto, i soprannomi, le formule di paese, le bestemmie e le sgrammaticature segnano il punto da cui quei racconti arrivano alla pagina. La lingua resta ruvida perché nasce da voci tramandate prima di diventare scrittura. Quella ruvidità tiene riconoscibile il mondo da cui il libro proviene.
La costruzione del volume procede per quadri successivi. Ogni episodio porta con sé un avanzo del precedente e prepara una risonanza ulteriore. La cronologia resta presente, ma lavora come filo di ritorno: collega tempi diversi e lascia emergere poco a poco la figura complessiva della famiglia. Il Diavolo e la coda chiude sulla persistenza di ciò che resta dopo il giudizio. Una vicenda umana non coincide mai del tutto con la sentenza che la riassume. Il romanzo si muove in quello scarto: non chiede assoluzioni, riapre ascolto. Il cerchio si chiude qui, nel resto umano che nessuna sentenza storica riesce a esaurire.
— Miro Renzaglia
𝗦𝗖𝗛𝗘𝗗𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢
𝗧𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼: 𝘐𝘭 𝘥𝘪𝘢𝘷𝘰𝘭𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘥𝘢
𝗔𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲: Walter Jeder
𝗙𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼: 15×21
𝗣𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲: 456
𝗔𝗻𝗻𝗼: 2018
𝗣𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼: €20,00
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