LA CRITICA AL MONDO MODERNO NELLA RINASCITA DELL'UOMO SPIRITUALE DI JULIUS EVOLA - un libro di Paola De Giorgi

LA CRITICA AL MONDO MODERNO NELLA RINASCITA DELL'UOMO SPIRITUALE DI JULIUS EVOLA - un libro di Paola De Giorgi

Il merito primo del libro di Paola De Giorgi è nel sottrarre Evola alla lettura pigra che lo riduce a polemista della Tradizione, a ideologo, a repertorio di formule per tempi confusi, rimettendolo dentro il cantiere filosofico che gli appartiene (seppure in seguito abiurato). In questo modo, la critica al mondo moderno non viene trattata come una reazione di superficie o come un semplice riflesso politico successivo. Viene riportata al suo nodo generativo: il problema della conoscenza, dell’Io, della certezza, della forma stessa dell’uomo.

È una scelta che obbliga a leggere Rivolta contro il mondo moderno come il punto di condensazione di un percorso che prende forma nell’idealismo magico e trova poi nell’individuo assoluto il suo sviluppo più esplicito. De Giorgi non separa infatti il giovane Evola dal resto, non lo mette in cantina come una fase acerba da archivio, ma lo assume come la matrice senza cui il seguito perde spessore. Per Evola, la crisi nasce anzitutto come rottura del rapporto tra uomoreale e verità; ed è da questo nucleo che il libro fa poi derivare la visione della storia, del sacro, della gerarchia e della forma politica.

Nell’architettura del libro c’è un asse netto. La tripartizione — crisi del mondo moderno, individuo assoluto, antropologia dell’uomo spirituale — serve a rendere leggibile la continuità del percorso evoliano. Prima si chiarisce dove il mondo si rompe; poi quale figura umana dovrebbe raccogliere quella frattura; infine come questa figura prenda forma nell’uomo spirituale. Il punto più convincente è proprio qui: il libro restituisce l’uomo spirituale come esito antropologico del sistema, non come formula decorativa. Non basta correggere le idee; bisogna trasformare il tipo umano.

Per Evola, la crisi nasce
come rottura del rapporto
tra uomo, reale e verità

Anche il tradizionalismo evoliano, nel resoconto che ne dà l'autrice, non viene inteso come semplice nostalgia di un mondo perduto, ma come tentativo di risalita e ricerca di una forma alta dell’esistenza. De Giorgi coglie che in Evola la Tradizione non vale solo come museo di simboli o archivio di autorità: vale come principio ordinatore e criterio di differenza. È precisamente per questo che la sua lettura del filosofo romano prende sul serio la sua pretesa di rifondazione.

De Giorgi vede bene la continuità del percorso evoliano; talvolta la vede così bene da attenuarne gli strappi. Alcuni passaggi restano più narrati che dimostrati: dal problema della certezza all’ordine della Tradizione, dalla crisi della conoscenza alla soluzione gerarchica, dal laboratorio filosofico al modello dell’uomo spirituale. Non sono passaggi arbitrari, ma nemmeno automatici. Questa tendenza a ricomporre pesa soprattutto nel punto in cui il libro lascia il discorso evoliano quasi sempre dalla parte della cura, raramente da quella del sintomo. De Giorgi riconosce, giustamente, che Evola ha visto la crisi dell’uomo moderno più a fondo di tanti apologeti del progresso; ma proprio nel modo in cui lo segue su questo terreno nasce la domanda vera: fino a che punto la risposta che il libro ricostruisce si sottrae davvero alla logica del mondo che condanna?

Uno dei punti più interessanti e insieme più fragili del libro è il tentativo di avvicinare Evola al cattolicesimo. De Giorgi ha ragione a non fermarsi alla caricatura dell’anticristianesimo di maniera: il rapporto di Evola con il cattolicesimo è più complesso, più mobile, più esposto a zone di prossimità di quanto non ammetta la vulgata. Ma la difficoltà sta proprio qui: ciò che nel libro appare come possibile contatto rischia talvolta di diventare principio di ricomposizione. E invece resta una frizione dura: da una parte il mondo cattolico della grazia, della dipendenza, della salvezza ricevuta; dall’altra un pensiero che continua a privilegiare la verticalità dell’autoformazione, dell’ascesi, della sovranità interiore. Il problema c’è, ed è serio. Ma il punto non è una conciliazione mancata: è una distanza che De Giorgi illumina e insieme attenua.

Il rapporto di Evola
con il cattolicesimo 
è più complesso, più mobile,
più esposto di quanto
non ammetta la vulgata

Ed è ancora qui che la tendenza del libro a ricomporre troppo si vede meglio. L’idea di restaurazione si presenta, allora, come ritorno a un ordine anteriore alla frattura moderna, e tuttavia proprio questa immagine dell’origine sa già di compensazione: quanto più il presente appare degradato, tanto più il principio perduto si purifica e diventa misura assoluta di tutto ciò che viene dopo. Lo stesso vale per la gerarchia: nel libro tende a comparire come risposta quasi inevitabile alla crisi, ma proprio per questo rischia di apparire troppo presto come soluzione, prima ancora che vengano misurate fino in fondo le contraddizioni storiche che dovrebbe ordinare.

Per questo il vero punto critico della soluzione evoliana, almeno nel modo in cui De Giorgi la rimonta e la valorizza, non è l’altezza della sua pretesa, ma proprio la sua astrazione: accusa il mondo moderno di vivere di quantità e di forme svuotate, ma gli oppone un principio d’ordine sottratto alla densità contraddittoria del tempo storico. Il suo impianto resta legato a una partizione netta: da una parte un mondo migliore, incorrotto, dall’altra il mondo storico, misurato e giudicato alla luce di quel modello. È sempre il solito Platone che ritorna. E così resta un vuoto decisivo che il libro illumina ma non colma: questo mondo dei valori incorrotti, Evola (e con lui il maestro Platone) lo presuppone. La storia non lo mostra mai.

È sempre
il solito Platone
che ritorna

È proprio questo vuoto a spostare il problema. Non è in questione soltanto la restaurazione mancata di un ordine perduto, ma il modo stesso in cui vengono pensati la caduta, la frattura, la crisi. Se l’errore appartiene alla struttura del reale, se il divenire non è un difetto dell’essere ma il suo modo di apparire, allora la diagnosi evoliana che De Giorgi restituisce si rivela insieme potente e insufficiente. Potente perché vede davvero la corrosione moderna. Insufficiente perché vuole ancora salvarsi distinguendo troppo nettamente ciò che cade da ciò che resta, e riaprendo la via a un ordine anteriore alla crisi che non si lascia mostrare nella storia.

— Miro Renzaglia

Scheda libro

Titolo: La critica al mondo moderno nella rinascita dell’uomo spirituale di Julius Evola
Autrice: Paola De Giorgi
Presentazione: Guido Andrea Pautasso
Editore: Solfanelli
Collana: Athenaeum, 64
Anno: 2026
Pagine: 344
Prezzo: € 22,00
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