RADICALE + L'OCCIDENTE COLPISCE ANCORA - due libri di Jonathan Bowden

RADICALE + L'OCCIDENTE COLPISCE ANCORA - due libri di Jonathan Bowden

Ci sono autori che entrano in pagina come una teoria. Jonathan Bowden entra come una scarica. I due libri tradotti in italiano lo mostrano a due distanzeRadicale fa sentire una voce nervosa, teatrale, aggressiva, che ragiona per immagini, accelerazioni, impennate. L’Occidente colpisce ancora allarga il quadro: prefazione, conferenze, intervista, postfazione; insomma il campo ideologico dentro cui quella voce prende forma, si ripete, insiste, si riconosce.

Bowden non è un intellettuale puro ma, piuttosto, un militante e oratore della destra radicale inglese, dotato senza dubbio di un buon bagaglio culturale e di un'intelligenza vivace. Forse, troppo. Passato dal Conservative Party al Monday Club, poi al Revolutionary Conservative Caucus approda, infine, nel British National Party, dove diventa responsabile culturale. Da lì, prova a spostare quel mondo su un terreno più esplicitamente metapolitico. In mezzo ci sono il New Right Forum, i documentari, le conferenze, la volontà continua di alzare il lessico di quell’ambiente, immettendovi autori e immagini che lì non erano di casa. In altre parole: Bowden non scrive dalla distanza dell’osservatore. Scrive e parla da dentro una lotta, con tutto il tono, l’enfasi e anche la deformazione che questo comporta.

Bowden non è un intellettuale puro,
ma un militante e oratore della
destra radicale inglese dotato
di un buon bagaglio culturale
e di un'intelligenza vivace.
Forse, troppo

È un agitatore di visione, un produttore di intensità, uno che prova a dare alla destra radicale inglese un lessico più alto, una mitologia più densa, una postura più colta. La prefazione di Francesco Boco lo dice: «Bowden non era un sistematico, era un vulcano di riferimenti e visioni». E il traduttore aggiunge un dettaglio decisivo: il lettore si troverà davanti non solo alle idee di Bowden, ma anche al suo «particolare modo di articolarle e presentarle». Il timbro, cioè, non è un accidente, ma parte della sostanza: la frase si scalda, l’idea si fa gesto, il gesto cerca la scena, e la scena a volte si mangia l’argomento.

Il primo dei due libri, Radicale, mostra Bowden nella sua temperatura. Da lì emerge la miscela che lo tiene in piedi e lo espone al crollo: paganesimogerarchiaarteanti-liberalismo, bisogno della folla e insieme disprezzo della massa. Il libro, costruito sulla trascrizione delle domande rivoltegli al termine di un comizio, conserva qualcosa del contatto diretto. Non rifinisce, non ordina, non protegge. Per questo Bowden vi appare come un personaggio che vuole stare sopra il proprio tempo e intanto ha bisogno di calarsi nel suo brodo: il British National Party, la metapolitica, la scena militante, la lotta interna, l’idea che una lingua più alta possa nobilitare una materia politica bassa.

L’Occidente colpisce ancora fa opera di distribuzione dei concetti. Mette attorno al pensiero di Bowden una cornice, riprende gli stessi nuclei già emersi in Radicale e li rende leggibili con maggiore continuità. Non allarga davvero il repertorio: lo ridispone, lo rilancia, gli dà una forma più distesa e più riconoscibile. Bowden non appare più solo come un performer: la stessa costellazione prova ad assumere una forma ideologica relativamente stabile. Non diventa un filosofo ordinato. Diventa però più comprensibile. Si capisce che il caos della sua oratoria gira sempre attorno agli stessi pochi perni.

Niente archeologia rituale,
ma una sintesi aggressiva
di differenza, forza, 
disciplina, tragico

Il primo di questi è il vuoto occidentale. Per Bowden il problema non è solo politico, economico, elettorale. È anzitutto spirituale. L’attacco di Credo è quasi programmatico: guardando l’Occidente, dice, «c’è uno zero, un nulla, uno spazio bianco». Subito dopo rincara: «non abbiamo più un governo degno di questo nome, né un’élite che sappia ciò che vuole». Da lì parte tutto il resto. L’Occidente ha perso trascendenzagerarchiaforma, e si è consegnato a un liberalismo che presenta l’eguaglianza come morale universale, il consumo come orizzonte, il pacifismo come dogma, il senso di colpa come abitudine. È qui che Bowden prova a innestare il suo paganesimo ridotto all’osso, che Boco definisce bene come una «versione post-cristiana della religione arcaica europea», ridotta ai suoi caratteri essenziali: niente archeologia rituale, ma una sintesi aggressiva di differenzaforzadisciplinatragico.

Il secondo perno è l’arte. Bowden ritiene, non del tutto a torto per la verità, che la politica di partito venga molto dopo il primato artistico; che il lavoro decisivo stia nella forma, nell’immaginario, nella capacità di riplasmare simboli, immagini, riflessi culturali. Da Ezra Pound a Marinetti, a Lovecraft, al pulp, al modernismo, alla violenza figurativa. Il punto è esplicito: «l’arte moderna deve rifare il mondo». E il curatore lo traduce in una formula ancora più netta: Bowden concepisce l’arte come «il mezzo privilegiato della politica». Da questo punto di vista il secondo libro conferma e allarga ciò che Radicale lasciava già intravedere: l’estetica, in Bowden, non è un abbellimento della politica. È la sua forma più seria.

Il terzo perno è il rapporto con la storia. Bowden respinge l’idea della fine della storia, la favola di un Occidente che si sarebbe messo al riparo dalla violenza, dal conflitto, dalla barbarie. Anche qui la formula è frontale: «la storia non è dualistica e non segue un corso prefissato». E, più avanti, torna il chiodo pagano: «la creazione e la distruzione vadano di pari passo». Ma questa drammaturgia storica si regge su un’idea ancora più elementare, detta senza veli in Credo: «Ciò che caratterizza le idee di destra è, nel profondo, l’ineguaglianza». La civiltà, per lui, resta sempre esposta alla propria ombra, e il liberalismo vive dentro una fantasia di sicurezza che produce popoli molli, colti a metà, disciplinati solo in apparenza. Bowden tiene insieme decadenzaenergiacrollorinascita, e trasforma ogni analisi in una drammaturgia.

Profeta o ciarlatano
sono due etichette pigre.
Questi due libri ci mostrano
una stessa figura
da due lati complementari

Più che ripetere i suoi temi, il secondo libro aiuta a vedere meglio i suoi autori di riferimentoNietzsche è il centro di gravità: da lui Bowden prende la critica dell’eguaglianza, l’idea della gerarchia, il rifiuto del pentimento storico, la convinzione che una civiltà viva debba affermarsi senza chiedere scusa. Eraclito gli offre invece la grammatica del divenire, del conflitto, del fuoco come energia e distruzione inseparabili. Evola interviene dove Bowden cerca una verticalità più rigida: gerarchia, aristocrazia dello spirito, disprezzo del livellamento moderno. Pound e Marinetti gli servono a spostare il discorso sul piano della forma, della cultura come guerra, dell’arte come forza capace di rifare il mondo. Lovecraft, infine, mostra a Bowden che anche il pulp e l’immaginario popolare possono custodire una potenza mitica, perturbante, anti-borghese. Il tratto interessante è che Bowden non legge questi autori da studioso: li usa come una batteria, li comprime, li forza, li trasforma in combustibile per la propria voce.

Profeta o ciarlatano sono due etichette pigre. Questi due libri ci mostrano una stessa figura da due lati complementari. Da un lato il corpo a corpo con la sua voce: una macchina di intensità che spesso consuma il proprio oggetto. Dall’altro una serie di riferimenti, letture, ossessioni che quella voce comprime e rilancia con violenza. Vale la pena aggiungere un dato sobrio e non ornamentale: dietro il personaggio c’è anche una biografia clinica segnata da un grave crollo nervoso nell’ultimo anno di vita, prima della morte per crisi cardiaca nel 2012. Non serve trasformare questo passaggio in una spiegazione totale della sua opera. Serve però ricordare che, in Bowden, la pressione della voce, la teatralità della visione e la fragilità del corpo non stanno su piani del tutto separati. Così il personaggio smette di essere soltanto un eccentrico della destra radicale inglese. Diventa un sintomo. Il sintomo di che cosa accade quando una parte dell’Occidente, invece di interrogare la propria crisi, si mette a delirare.

— Miro Renzaglia

Scheda libro 1

Titolo: Radicale. L’intervista “Perché non sono liberale”
Autore: Jonathan Bowden
Traduzione: Francesco Boco
Editore: Polemos
Data di pubblicazione:2022
Lingua: italiano
Pagine: 100
Prezzo: € 12,00
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Scheda libro 2

Titolo: L’Occidente colpisce ancora. La voce incendiaria della New Right inglese
Autore: Jonathan Bowden
Traduzione e note: Alberto Brandi
Prefazione: Francesco Boco
Postfazione: Guido Taietti
Progetto grafico: Guido Cabrele
Editore: Passaggio al Bosco
Collana: Polemos
Anno: 2026
Pagine: 170
Prezzo: € 15,20
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