FENOMENOLOGIA DI DESTRA E SINISTRA. GLI ORIENTAMENTI POLITICI DEI DUE POLI - un saggio di Simone Rapaccini

FENOMENOLOGIA DI DESTRA E SINISTRA. GLI ORIENTAMENTI POLITICI DEI DUE POLI - un saggio di Simone Rapaccini


Nel 1789, durante la discussione sul veto regio, destra e sinistra nascono come posizione d’aula. I deputati favorevoli al mantenimento di una prerogativa del sovrano siedono da una parte; quelli contrari, dall’altra. Da quel gesto materiale prende forma una grammatica politica destinata a durare. Simone Rapaccini, in Fenomenologia di destra e sinistra. Gli orientamenti politici dei due poli, segue questa nascita senza trasformarla in mito: due nomi contingenti diventano strumenti per leggere la modernità politica, perché raccolgono il conflitto sulla sovranità e sul fondamento dell’ordine.

Da quella scena il volume ricava il proprio passo: seguire i nomi dentro la storia. Le destre vengono attraversate dalla reazione tradizionalista alla prudenza conservatrice, dall’ordine del mercato alla mobilitazione fascista. Le sinistre vengono seguite dalla libertà individuale alla democrazia sociale, dalla rivoluzione comunista al rifiuto libertario dell’autorità. Rapaccini lascia questi orientamenti nel movimento che li produce: ogni idea cambia peso quando cambia il conflitto che la circonda.

Il liberalismo nasce dentro la frattura aperta contro l’Ancien Régime. In quel momento appartiene alla sinistra, perché contesta il potere assoluto, rivendica diritti individuali e limita l’arbitrio sovrano. Quando la democrazia allarga il campo dell’eguaglianza politica e il socialismo porta la questione dentro la condizione materiale delle classi, il liberalismo cambia posizione. Si ritrova più vicino al centro e, in alcune sue forme, alla destra. La sua migrazione supera il semplice cambio di posto nello schema. Dopo aver vinto la propria battaglia contro l’assolutismo, il liberalismo si trova a difendere l’ordine nato anche dalla sua vittoria. La sua traiettoria verso il centro e verso la destra dice proprio questo: ogni forza emancipativa, quando diventa architettura istituzionale, comincia a custodire ciò che ha costruito.

Ogni idea cambia peso
quando cambia il conflitto
che la circonda

Sul concetto di sovranità prende forma la ferita decisiva della modernità politica. La destra originaria difende l’ordine ricevuto, la continuità storica, una legittimità che precede la volontà degli uomini. La sinistra sposta il fondamento del potere verso il popolo, la deliberazione, la correzione politica del privilegio. Da qui discendono due impulsi destinati a riapparire lungo tutta la storia moderna: il radicamento, che cerca stabilità nell’ordine ereditato; la liberazione, che trasforma l’ordine in materia di giudizio e intervento.

Il problema dell’eguaglianza nasce da questa frattura. Stabilire da dove venga il potere significa anche decidere quali differenze tra gli uomini possano essere accettate, corrette o consacrate. Rousseau e Nietzsche entrano in questa soglia del discorso. Per Rousseau, l’eguaglianza appartiene alla condizione originaria dell’uomo e viene deformata dalla storia sociale, dalla proprietà, dalla dipendenza, dal dominio. Per Nietzsche, la spinta egualitaria appartiene invece alla morale del gregge: la differenza è energia, rango, verticalità, forma attiva della vita. Rapaccini usa questo contrasto per mostrare due modi opposti di intendere la diseguaglianza: prodotto storico modificabile per la sinistra, dato originario e misura dell’ordine per la destra. Proprio qui, però, va distinta la funzione descrittiva del libro dall’uso politico che molta destra ha fatto di Nietzsche: una lettura pigra nel migliore dei casi, fraudolenta nel peggiore. Pigra, perché scambia la critica dell’eguaglianza per una dottrina dell’ordine che pretende di fissare dall’alto le gerarchie che Nietzsche ammette solo come riconoscimento a chi ha attraversato i deserti del luogo comune. Fraudolenta, perché tace il Nietzsche che colpisce lo Stato, il nazionalismo, l’uomo-massa, la disciplina gregaria delle appartenenze.

Stabilire da dove venga il potere
significa anche decidere
quali differenze tra gli uomini
possano essere accettate,
corrette o consacrate

Da questo impianto il libro passa alle forme storiche della destra. Il tradizionalismo è la prima risposta: la Rivoluzione francese viene letta come taglio del legame tra potere, trascendenza e continuità storica. Il conservatorismo porta quell’esigenza dentro il tempo moderno, accetta il mutamento e prova a contenerne gli strappi. Il liberismo trasferisce l’ordine sul terreno economico: il mercato diventa dinamica spontanea, lo Stato arretra a presidio minimo. Nel fascismo, la tassonomia si tende fino al punto critico: la destra assume forme di mobilitazione popolare, linguaggi antiborghesi, miti rivoluzionari e innesti (sorelismo, sindacalismo rivoluzionario, futurismo) provenienti da zone che la distinzione classica collocherebbe altrove. La nazione mobilitata diventa il luogo in cui quelle energie vengono ricondotte a capo, Stato, comunità organica e gerarchia. Quella destra che finirà per riconoscersi nel fascismo appare così come il punto di torsione in cui spinte diverse vengono ricondotte a una forma capace di dialogare, e in alcuni casi orientare, la modernità.

Il percorso della sinistra si apre con il liberalismo delle origini, ancora collocato contro l’assolutismo e in difesa delle garanzie dell’individuo. La socialdemocrazia porta quella libertà dentro la questione sociale, provando a correggere il capitalismo attraverso welfare, redistribuzione e democrazia parlamentare. Il comunismo sposta il conflitto sulla proprietà e sulla lotta di classe, fino alla trasformazione radicale dello Stato borghese. L’anarco-libertarismo spinge la critica dell’autorità verso una zona di confine, dove il rifiuto dello Stato può assumere due direzioni lontane: l’anarchismo socialista, che attacca il potere come dominio, e il libertarismo individualista, che difende l’autonomia del singolo contro ogni ingerenza pubblica. La sinistra resta attraversata da una tensione continua tra libertà ed eguaglianza: ogni volta che uno dei due poli pretende il centro assoluto, l’altro torna a chiedere il conto.

Ordine, libertà, popolo,
Stato, proprietà, comunità:
le stesse parole cambiano funzione
a seconda della famiglia
politica che le pronuncia

Nei punti di attrito la tassonomia del libro evita di irrigidire il quadro. Ordine, libertà, popolo, Stato, proprietà, comunità: le stesse parole cambiano funzione a seconda della famiglia politica che le pronuncia. La libertà liberale protegge l’individuo dal potere; la libertà liberista scioglie il mercato dall’intervento pubblico; la libertà anarchica contesta l’autorità come tale. Lo Stato può essere presidio dell’ordine, strumento di redistribuzione, apparato di dominio, macchina totalitaria. La dicotomia resiste proprio perché non cancella queste differenze interne: le dispone dentro un campo leggibile.

Nell’epoca della globalizzazione, della tecnica e delle sovranità indebolite, destra e sinistra vengono spesso dichiarate morte. Rapaccini mostra una scena diversa: le parole si sono logorate, gli schieramenti si sono contaminati, le vecchie appartenenze hanno perso compattezza, eppure la frattura continua a riapparire. Ogni volta che si discute di potere, proprietà, confini, redistribuzione, autorità, diritti e comunità, quei due nomi tornano a organizzare il campo. Magari con insegne scolorite. Magari con merci politiche cambiate. Ma tornano.

La chiarezza della mappa diventa allora il vero gesto del libro. Resta l’obiezione più seria: destra e sinistra tornano perché descrivono ancora il reale o perché il linguaggio politico non ha trovato strumenti migliori? La risposta del libro, e in fondo anche la nostra, sta nella persistenza dei conflitti che le riattivano. Prima di dichiarare superata una dicotomia, bisogna capire quanta storia continui a muoversi dentro le sue parole. Destra e sinistra restano nomi imperfetti, mobili, abusati. Non promettono una chiave totale. Tengono aperta una domanda essenziale: se l’ordine debba essere custodito o trasformato, se la diseguaglianza vada accettata come forma del mondo o corretta come costruzione degli uomini.

Miro Renzaglia

SCHEDA LIBRO

Titolo: Fenomenologia di destra e sinistra. Gli orientamenti politici dei due poli
Autore: Simone Rapaccini
Editore: Solfanelli
Anno: 2025
Pagine: 198
ISBN: 978-88-3305-623-4
Prezzo: € 14,00
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