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Truffe. Eccone un'altra... - Tutto comincia con un furto di autorevolezza

Una falsa pagina di Repubblica usa il nome di Briatore per promuovere ValoreVivoAI. Aristea ricostruisce la truffa e il ruolo degli annunci a pagamento.

Truffe. Eccone un'altra... - Tutto comincia con un furto di autorevolezza

La truffa comincia con una pagina web, estranea al quotidiano, che imita "Repubblica". Qui il lettore trova il racconto di una puntata di "Che tempo che fa": Flavio Briatore avrebbe svelato un sistema per guadagnare, sarebbero intervenuti i legali e Fabio Fazio sarebbe rimasto davanti alla sedia vuota. La puntata è inventata.

L’inchiesta pubblicata il 20 ottobre dall’Italian Digital Media Observatory, IDMO, ricostruisce il percorso. Il sito copia la grafica del giornale e i riferimenti societari dell’editore, GEDI, e firma le fotografie con il nome della testata. La data si aggiorna a ogni apertura: anche un testo già in circolazione può sembrare una notizia appena uscita. È un furto di autorevolezza: il lettore crede di informarsi su "Repubblica" e viene accompagnato verso una piattaforma che gli chiederà denaro.

La piattaforma si chiama ValoreVivoAI. Chiede 250 euro per iniziare, una cifra contenuta che può rendere più facile il primo passo, e promette fra 3.000 e 5.500 euro al mese. L’intelligenza artificiale fornisce la vernice tecnologica. Prima ancora del denaro si consegnano nome, email e telefono, poi arriva il «consulente». Con quei recapiti chi gestisce l’offerta raggiunge direttamente il risparmiatore e continua a persuaderlo.

Il lettore crede
di informarsi
su Repubblica
e cade in trappola.
Succede spesso.

Seguono le testimonianze inventate. Altri avrebbero già guadagnato, un operaio di Foggia avrebbe quasi estinto il prestito dell’auto. Il messaggio insinua che le banche tengano nascosta una possibilità riservata a pochi. La promessa economica cerca così un alleato nel risentimento e offre la soddisfazione di sentirsi finalmente dalla parte di chi sa. La prudenza diventa l’ennesima occasione perduta.

Gli annunci comprano visibilità. IDMO ne ha trovati anche sul canale Telegram del propagandista russo Vladimir Solov’ëv. La stessa storia viene adattata a personaggi televisivi diversi e riproposta su più siti. A Telegram, e a chiunque venda quelle inserzioni, va chiesto quali controlli effettuino prima di accettarle. Chi liquida tutto con l’ingenuità degli utenti lascia fuori dal discorso la pubblicità a pagamento che li ha condotti fin lì.

Secondo le verifiche di IDMO, ValoreVivoAI non compare nei registri Consob ed ESMA consultati. Nella homepage del sito presentato come ufficiale mancano inoltre una ragione sociale e un’autorizzazione di vigilanza. L’inchiesta non identifica chi gestisca la campagna e non ne quantifica vittime e perdite. Per risalire ai responsabili occorrono accertamenti sui titolari dei domini e sui destinatari dei pagamenti.

Prima di compilare il modulo, si può cercare quell’intervista fra le puntate pubblicate dalla trasmissione. Poi si confrontano nome e recapiti della società indicata nell’offerta con gli operatori autorizzati, negli elenchi accessibili dal sito Consob. Se i dati non coincidono, non si versa denaro e non si inviano documenti. Sono controlli alla portata di tutti, su fonti pubbliche. Chi ha venduto l’inserzione aveva a disposizione gli stessi elenchi.


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